BACK TO BLACK – Fabrizio Di Nardo

Nero: assenza di luce.

Il colore corrispondente all’impressione visiva che viene sperimentata quando nessuna luce visibile raggiunge l’occhio è il nero. Il nero è tenebra, è concentrazione di pigmenti che assorbono la luce invece che rifletterla.

Poi, c’è il nero di Fabrizio Di Nardo. Ed è tutta un’altra storia.

È una storia che ci riporta indietro nel tempo, fino agli albori dell’universo, eppure assolutamente contemporanea nella cifra stilistica e nella resa estetica.

Si tratta di un nero vivo e pulsante, che non fagocita in un indistinto appiattimento ciò che lo circonda, ma lo cattura e lo restituisce ammantandosi esso stesso di una luce inedita, di una trama di sfumature vibranti che giocano a dissolversi in inattesi guizzi di colore.

La ricerca espressiva di Fabrizio Di Nardo, che ha raggiunto la completa maturazione artistica con la mostra “De-contaminazioni” del 2016 e subito dopo con il ciclo di opere denominato “Asomaterica”, approda infine ad una nuova interpretazione del nero, una sfida (niente affatto priva di insidie) con cui prima o poi ogni pittore desidera confrontarsi.

Il risultato è sorprendente. Di Nardo riesce ad infondere al “colore-non-colore” per eccellenza un’intensità palpitante nuova, che trova spiegazione nella tecnica sapiente dell’artista, il quale da anni si misura con lo studio indefesso e particolareggiato di grafica, luce, colore, materia.

Opponendo il nero al suo simile, il blu, o accostandolo a spazzi di tinte forti ed energiche come l’oro o il rosso, quindi sublimando queste felici unioni tramite l’uso esperto della colla e della resina, Fabrizio Di Nardo dà vita ad una serie di opere cariche di dinamismo e di potenza espressiva.

Egli cerca e trova la luce all’interno del suo contrario. Nei suoi formati più grandi, il nero assume luminosità sempre diversa a seconda di come lo spettatore si muove e si colloca di fronte all’opera: è una ricerca artistica che sconfina nel filosofico, nella dialettica che dall’alba dei tempi contrappone il nero al bianco, ma anche ai colori.

L’alba dei tempi, appunto. Perché è in questa rievocazione antica ma sempre rinnovata che Di Nardo dà sfogo, ancora una volta, al proprio estro creativo: il leit-motiv della sfera, costantemente presente nelle opere dell’artista, si affianca a quello – anch’esso caro – delle sinapsi, delle stalattiti e stalagmiti, delle onde, delle curve, delle colate di materia che sembrano lava ribollente sulla superficie del dipinto… per comporre davanti agli occhi dello spettatore paesaggi primordiali o lunari (come in “Heartworld” o “Wateractivity”, entrambi del 2018), oppure fantastici, dal sapore onirico, non privi in taluni casi di incursioni di forme antropomorfe (“Angelo”, “Transfiguration”: rispettivamente 2017 e 2018) che accrescono la suggestione e dilatano a dismisura lo spettro delle interpretazioni possibili.

Il “ritorno al nero” celebrato da questa mostra è dunque, per Fabrizio Di Nardo, un ritorno all’energia arcaica e primigenia da cui tutto è nato, all’oscurità del cosmo, alla vigilia del Big-Bang: un “tempo zero” saturo di forza creatrice pronta a sprigionarsi. Questa energia esplode nelle sue opere per contrasto, laddove dominano le geometrie di oro fuso, le figure sanguigne, i dripping illuminati da lampi di bianco abbacinante, e regala allo spettatore scenari sempre nuovi su cui è inevitabile soffermarsi per coglierne ogni dettaglio, sia esso stilistico o concettuale.

Ed in questa danza di armonie e di contraddizioni, che la mostra intende esaltare, una menzione speciale va ad alcune opere in cui il nero è comprimario o addirittura assente (ad esempio, “I dodici apostoli” del 2017), ma che delineano con chiarezza il percorso di indagine espressiva di Fabrizio Di Nardo: un percorso logico, riconoscibile, tuttavia in continua evoluzione, mai uguale a se stesso eppure naturalmente coerente con se stesso. Completa il viaggio l’opera, recentissima, dal titolo “Indaco 1”, che anticipa idealmente la nuova fase creativa dell’artista, dedicata al colore simbolo della spiritualità e del risveglio interiore.

Raffaella Salato

Il RITORNO ASSOLUTO ALLA MATERIA NELL’OPERA PITTORICA

Artista del terzo millennio, Fabrizio Di Nardo, sceglie una pittura informale materica, dove però la sostanza immaginifica viene da lontano, dagli archetipi più profondi e inaccessibili della nostra mente, così come dalla sua parte più razionale e costruttivista.

Artista energicamente innovativo è alla ricerca di una "nuova materialità" in termini pittorici: implementazione sperimentale di diversi materiali, nuove tecniche di composizione, nuove modalità di espressione.

La protagonista assoluta è la materia, in tutta la magmatica realtà fenomenica del nostro globo terracqueo. Strumento creativo primario, la materia è mezzo per costruire l'immagine a tre dimensioni.

Le tele e le tavole di Di Nardo, in alcuni casi di formato molto grande, non riproducono soggetti iconografici. La poetica della "materia" è alla base della sua pittura.

Gli scenari, in cui predominano i bianchi, i grigi, i beige e gli ocra, colori gessosi e opachi dall'effetto crostoso, interrotti qua e la dagli squarci dei rossi e degli aranci acrilici e dal baluginare traslucido e fluido delle resine sintetiche, della quarzite, degli azzurri metallici, ci trasmettono visioni di una materia che si trasforma e si ricrea, a volte a partire dall’interno di se stessa, altre per mano dell’uomo, attraverso costruzioni ultramoderne. Sono superfici a rilievo, rugose e argillose, ghiaie ruvide al tatto, spaccate in profonde fessure ed anfratti, illuminate da sabbie e crete, ma anche raffreddate da acque gelide e acide raccolte in crepe e crateri. Sono grotte ornate da stalattiti e stalagmiti, stretti cunicoli, cenote, fiumi sotterranei ghiacciati, terre aspre, sporgenze e spigoli di paglia, aghi e lamine di stagno e di acciaio, legni e licheni ossificati, minerali che sembrano infuocati, liquidità piane o vischiose.

Si potrebbe pensare ad un ritorno al naturalismo, riletto attraverso l’effetto tridimensionale della pittura materica. Ma non c’è solo questo, a meno che nella vocazione naturalistica non entri la cultura della costruzione umana che cambia le regole, non vi appartenga il linguaggio informale dell’azione creativa dell’homo faber, così come emergono dallo sfondo del quadro il sentiero, la strada asfaltata, la rotaia, la pista dell’aerodromo.

Il linguaggio alchemico di Fabrizio Di Nardo, asciutto ed essenziale come una formula chimica, ha una forza straordinaria . Attraverso il tatto, vissuto o evocato, senso che si unisce alla vista in una sinapsi folgorante, l’effetto di fisicità della materia colpisce a fondo e rimbalza nella nostra mente simbolica. La vita non è rappresentata, eppure la materia inorganica, così come l’apparire qua e là dell’intervento costruttivo dell’uomo, non è il segno di una realtà materiale fine a se stessa. La metafora del mondo ci fa entrare dentro lo scenario: uomini moderni non più sperduti nella banalità del pensiero debole, ma consapevoli delle proprie origini, testimoni di un’umanità sottratta al non senso, non destinata al delirio e all’oblio ma pronta a rigenerarsi nel ventre della terra. Siamo insomma tutti dentro questa rappresentazione dell'armonia complessiva dell'immagine materica, diventiamo tutti parte di questa intuizione prelogica e insieme razionale della realtà, diventiamo tutti materia interiore, particelle di pensiero forte nel contribuire a movimentare le idee attorno al divenire del mondo e dell’uomo.

DANIELA SILVESTRI

Dottore di ricerca in Filosofia

 La festa della luce illumina il cosmo di Fabrizio Di Nardo

 

La galleria d'arte nella penombra ci mostra i suoi tesori. Per una notte, solo le candele rivelano i quadri

 

Nella notte di S. Lucia, nella galleria di Fabrizio Di Nardo si mescolano storie. Il passato, il presente e il futuro, accompagnano il racconto artistico di un pittore che ha scelto dimora e studio in un luogo magico come il rione Monti.

Dalle esperte e incantatorie parole del curatore Giuseppe Ussani d'Escobar si inizia il viaggio a lume di candela, un omaggio alle tradizioni scandinave e un modo per poter entrare ancor più in sintonia con un passato, che inizia dalla Roma delle catacombe e dai suoi misteri.

La galleria illuminata solo con le candele, appare diversa, mistica, seducente, cosmica.  Il tema, caro all'artista, è proprio il cosmo, il mistero della vita, su quello che è, e che deve ancora succedere.  Le opere di Fabrizio di Nardo sono galassie infinite che si tendono nel vuoto, sfere di materie vive, talvolta scolpite come il marmo, talvolta scavate come buchi senza fine. La materia, sotto le sapienti mani dell'artista, si espande senza spezzarsi e viene scavata per far emergere nuove dimensioni.

Dalla modalità macro si ritorna al micro come nell'opera i "12 apostoli", dove una satira gioiosa sulla diversità mascherata da una ritualità seriale, darà origine a nuova vita, anzi a 12 uniche, singolari vite.

Le flebili fiammelle illuminano questa notte magica in una dimensione transitoria del presente, in cui si inseriscono persistenti tracce di ricordi. Essendo polvere di stelle non siamo nulla ma siamo anche destinati alla creazione di qualcosa di grande come la costruzione del firmamento.

L'esposizione concepita al fine di ripensare con termini astratti al rapporto tra significato e significante, pone la continua domanda su chi siamo e chi dovremmo essere: un granello che genera vita o uno spettatore dell'immensità del cosmo?

Nell'attesa che le nostre menti formulino la personale risposta, la materia con cui sono composte le opere, ci riportano alla massa, alla roccia, alla natura, ai vulcani e ai mari, a quello che è conosciuto e tangibile. Nelle opere di Fabrizio Di Nardo, vi è terra e cielo, galassie e atomi. La festa della luce è lo strumento che l'artista ci offre per cambiare il punto di vista. Con la sola candela, aspetti psicologici e fisici dell'apparenza, emergeranno illuminati a giorno e dettagli passati inosservati nelle opere dell'artista saranno ingranditi come con potenti lenti, peccato che questa sia la notte più breve dell'anno e noi pulviscolo nell'eternità.

Chiara Sticca

FABRIZIO DI NARDO: LA STORIA, LE STORIE

Da qualche tempo, ormai, l’avventura artistica di Fabrizio Di Nardo, romano di nascita, è strettamente legata alle vestigia ed alle atmosfere di uno dei quartieri più belli e caratteristici della “sua” Roma, il quartiere Monti. Il quartiere o, meglio, il “rione” Monti, è probabilmente la porzione più affascinante e peculiare della Capitale, possedendo un bagaglio di cultura e di tradizioni uniche fin dai tempi della Roma antica ed essendo da sempre palcoscenico privilegiato di memorie, linguaggi e valori che ivi sono nati e si sono sedimentati nei secoli. È anche, e non a caso, il rione storicamente deputato all’artigianato ed alla creatività: impossibile non rimanerne stregati, e non assorbirne – consapevolmente o inconsapevolmente – le suggestioni.

La ricerca espressiva di Fabrizio Di Nardo – il quale ha raggiunto la completa maturazione artistica con la mostra “De-contaminazioni” del 2016 e subito dopo con il ciclo di opere denominato “Asomaterica”, per proseguire nel 2018 con una personale “in nero” a Piazza Iside e poi con un’antologica nello splendido Prassede Palace che affaccia su Via Merulana (entrambe nel rione Monti, appunto) – appare come un percorso inarrestabile che si snoda senza soluzione di continuità e con armoniosa coerenza lungo gli anni, mantenendo inalterato lo slancio vitale degli esordi e l’approccio istintivo alla materia che caratterizzano il modus operandi dell’artista.

Di Nardo, sebbene sia un autodidatta (“libero in un’accezione rousseauiana”, come ama definirsi), padroneggia una tecnica sapiente, misurandosi da anni con lo studio indefesso e particolareggiato di luce, colore e materia, condotto attraverso la sperimentazione empirica: è la materia stessa a fornirgli le risposte che cerca, in un rapporto dialettico costante che diventa uno scambio biunivoco ricco di emozioni e di spunti per le composizioni future. Egli – al tempo stesso artigiano, pittore e scultore, operando pressoché sempre su supporti di legno, che intaglia e scolpisce con martello e scalpello prima di riversarvi sopra il colore – non progetta, crea. Come un moderno demiurgo, o un alchimista, Di Nardo con impeto spontaneo plasma e governa la materia, e successivamente interviene su di essa con sabbia, colla, resina, nella ricerca della terza dimensione e delle infinite potenzialità del chiaroscuro.

Il pretesto narrativo è sempre e comunque il ritorno all’energia arcaica e primigenia da cui tutto è nato, alla vigilia del Big-Bang: un “tempo zero” saturo di forza creatrice pronta a sprigionarsi, che è metafora del suo intendere l’arte. Ecco, dunque, il leit-motiv della sfera, costantemente presente nelle opere dell’artista, che si affianca a quello – anch’esso caro – delle sinapsi, delle onde, delle curve, delle colate di materia che sembrano lava ribollente sulla superficie del dipinto… per comporre davanti agli occhi dello spettatore paesaggi primordiali o lunari oppure fantastici, dal sapore onirico, non privi nelle ultime produzioni di incursioni di forme zoomorfe o antropomorfe (come la Fenice, il Drago di fuoco, il Pegaso) sempre però riconducibili all’idea del mito e dell’alba dei tempi.

Il tutto, armoniosamente composto in una danza ideale, lungo il percorso espositivo che si snoda attraverso le grotte e i dislivelli del suo nuovo atelier a Via degli Zingari: un luogo carico di vissuto e di emozioni, assimilabile nel nostro immaginario alla divina fucina di un novello, talentuoso ed inarrestabile Efesto.

Raffaella Salato

Il magico Incontro con Fabrizio di nardo

a cura di Giuseppe Ussani d’Escobar

La Personale di Fabrizio Di Nardo, si inaugura mercoledì 6 dicembre alle 18:30 presso l’elegante location del DoubleTree by Hilton Rome Monti nel suggestivo e storico Rione Monti. La mostra sarà visitabile fino al 7 marzo del 2024. L’albergo che appartiene a un’importante catena diffusa in tutta Italia, ha fatto dell’ecosostenibilità la sua filosofia e il suo principale obbiettivo che s’incontra in una perfetta e armonica simbiosi con le opere “cosmiche” e “galattiche” di Fabrizio Di Nardo; il Curatore Giuseppe Ussani d’Escobar sostiene: “Fabrizio ci consente di volare nell’universo, staccandoci dalla concretezza di un pianeta che stiamo avvilendo e offendendo con la nostra arroganza antropocentrica, ma che cosa rischieremo di trovare nello spazio profondo?! Forse le scorie della nostra Terra che stiamo uccidendo?!” La scintilla dell’innamoramento e dell’immediata intesa da parte del DoubleTree by Hilton Rome Monti è scoccata anche nei confronti dei Gorilla del Di Nardo che potranno essere ammirati far capolino tra le piante: l’uomo sta distruggendo l’habitat dei gorilla e la loro presenza è un grido d’aiuto che non possiamo ignorare, ma vuole anche essere una riflessione e un richiamo al rispetto dell’ambiente dal quale dipende la vita di noi tutti. Così afferma il Curatore in merito ai Gorilla dell’artista romano che vive e ha il suo studio nel Rione Monti nell’antica Suburra: Per il nostro artista, il gorilla incarna le nostre pure emozioni prive di filtri, spontanee e autentiche. La falsificazione delle relazioni non è contemplata: un richiamo a essere noi stessi fino in fondo, con i nostri difetti, pregi e paure … il gorilla in un immaginario incontro di pugilato mette la paura all’angolo e non le consente alcuna ribellione o reazione. La scimmia è il ritratto dell’uomo privo di sovrastrutture mentali e di condizionamenti psicologici.” Infine così continua il Curatore: “Vi attendiamo al DoubleTree by Hilton Rome Monti, al “Doppio Albero” per rivelarvi l’arte di Fabrizio Di Nardo: in molte culture, l’albero del mondo ha la funzione di collegare il cielo, la terra e il sottosuolo generando così armonia tra le diverse dimensioni e creature; l’albero della vita, che spesso si identifica con il precedente, ha il compito di rigenerare l’uomo attraverso i suoi frutti, donandogli la vita eterna. In prossimità del Natale, che vede al cuore dell’invocazione festiva proprio un albero, speriamo e auguriamoci che la nostra Terra, insieme ai gorilla e alle galassie di Fabrizio, trovi finalmente un po’ di serenità e di pace”.

Così si esprime il curatore e critico d’arte Giuseppe Ussani d’Escobar: “l’opera di Fabrizio di Nardo, che vedremo esposta tra le altre galassie, e che è anche fronte dell’invito e che di conseguenza potete osservare con accuratezza, ben rappresenta il momento magico che vivono la Terra e il Cielo in questo periodo dell’anno: la sfera è la visione del Cosmo nel quale vibrano pianeti e costellazioni e certamente vi sono incluse, in questa apparizione, la nostra Terra e le costellazioni che conosciamo per noi facilmente visibili, ma vi è anche presente l’infinito e il non percepibile attraverso la vista. L’attività del Cosmo è febbrile ed elettrica, instancabile e adrenalinica, ma sempre armonica ed equilibrata, poiché la Natura così come l’Arte e la creatività hanno le loro leggi. Il verde, che circonda la sfera, ben manifesta il nostro Pianeta, che dovremmo amare e rispettare di più, con le sue foreste e i suoi prati, illuminato dal sole e dalla sua sacra incandescenza. L’artista sembra voler affermare che il Cosmo è contenuto dalla Terra, che l’infinito appartiene alla nostra visione umana ed effimera, e che in sostanza noi partecipiamo del Divino: noi siamo polvere di stelle.”